sabato 29 febbraio 2020

Letture di gennaio/Febbraio 2020

Ciao a tutti! :D

Siccome non ho abbastanza costanza per fare un resoconto mensile delle mie letture, eccovi quello bimestrale xD
I primi due mesi di quest'anno sfigatello non sono stati male dal punto di vista librereccio (almeno quello xDD), eccovi la classifica :D

1) Leggendo Shakespeare, di Chesterton: 10/10

Un saggio illuminante sul Bardo, scritto da un vero e proprio mostro sacro della saggistica e del paradosso, nonché creatore dell'iconico investigatore Padre Brown. Dopo averlo un po' accantonato per anni sto riscoprendo Shakespeare e un'opera come questa, che analizza una piccola parte della sua produzione in modo intelligente, arguto e mai banale, è stata davvero un ottimo antipasto. Consigliatissimo!


2) Ho un castello nel cuore, di Dodie Smith: 9/10

Ho scoperto questo libro perché da qualche parte ho letto che è uno dei preferiti di J.K.Rowling, nonché scritto dalla stessa autrice di La carica dei 101, quindi che fai, non lo leggi?? xD
Che dire? Amanti di Jane Austen e delle sorelle Bronte, a me! Questo è infatti un raro libro austenian-bronteano: si sente che l'autrice ama sia l'una che le altre, e attinge a piene mani alle suggestioni dei loro romanzi per imbastire un'opera che solo apparentemente ha come target gli adolescenti, mentre per il suo gusto dolceamaro e un certo cinico disincanto può essere apprezzato anche dagli adulti. 
Una famiglia di spiantati con a capo uno scrittore fallito vive in povertà arroccata in un castello da fiaba. La voce narrante, la diciassettenne Cassandra, racconta sotto forma di diario tutto ciò che accade al bizzarro nucleo familiare, la cui tranquilla esistenza sarà sconvolta dall'arrivo dei nuovi proprietari del castello, americani e altrettanto bizzarri.


3) L'arte della gioia, di Goliarda Sapienza: 8/10

Per anni questo libro mi ha chiamata dagli scaffali, ma non avevo il coraggio di acquistarlo perchè qualcosa, nella trama, mi faceva temere che non fosse nelle mie corde: per fortuna poi ho deciso di mettermi alla prova, l'ho adorato! <3 Goliarda Sapienza è un'autrice peculiare, che una certa vena surreale e onirica mi fa accostare, pur con le dovute differenze, ad Anna Maria Ortese. 
Il romanzo è narrato in prima persona da Modesta, ragazza catanese di umilissime origini che, un po' per una serie di fortunate circostanze, un po' grazie al suo acume e all'intelligenza fuori dal comune, riuscirà a compiere una scalata sociale impensabile nella Sicilia della prima metà del '900. 
Libro a dir poco scandaloso per l'epoca in cui fu scritto, non mi meraviglia che sia stato rifiutato da tutte le case editrici, per poi veder la luce postumo solo nel 1998. Lo stile, talora un po'barocco e ridondante ma mai pesante, è pregno di "sicilianità", l'ho adorato! Così come ho amato la protagonista, da qualcuno definita una "Becky Sharp" italiana, che però a mio parere poco o nulla ha della consapevole malizia dell'eroina Thackeriana...per lei migliorare la propria condizione sociale non significa avere più soldi o potere, ma semplicemente conquistare la libertà, soprattutto intellettuale, negata alle classi meno abbienti di inizio '900. Interessanti gli echi del fascismo e della guerra che si avvertono tra una vicenda e l'altra della vita della protagonista.

4) Cronache di Avonlea, di Lucy Maud Montgomery: 7,50/10

Lucy Maud Montgomery è ufficialmente la mia panacea contro tutti i mali dell'esistenza! xD Anche in una raccolta di racconti del tutto indipendenti e slegati dal mondo di Anne Shirley (anche se ambientati nella stessa, meravigliosa cornice di Avonlea) dà il meglio di sé, avvolgendo il lettore in una calda coperta di delizie. Forse è solo un po' troppo fissata con le zitellone pentite, ma deve pur avere qualche difetto, no?! xDD

5) Padri e figli, di Ivan Turgenev: 7/10

L'edizione che ho letto io
Altro romanzo che desideravo leggere da un bel po'! Turgenev, pur essendo stato un bel po' famoso in vita, non gode tuttora della stessa fama dei suoi successori (che pure a lui si sono parzialmente ispirati), cioè Tolstoj e Dostoevskij; e, in effetti, anche se questo romanzo risulta interessante e godibile non posso dire di averlo amato quanto uno qualsiasi dei due "mostri sacri" della Letteratura russa. 
I protagonisti della vicenda sono due giovani amici, che per le loro idee "moderne" e improntate a un nascente nichilismo, si scontrano con la generazione precedente. Il nichilismo qui è solo abbozzato, a favore di un romanzo dai toni tutti sommato intellettuali e spensierati, ben lontani dalla cupezza soffocante di altri romanzi che hanno affrontato il tema, come I demoni di Dostoevskij. Non indimenticabile, ma interessante, soprattutto per la protagonista femminile.


6) Un matrimonio in provincia, di Marchesa Colombi: 6,5/10

Restiamo più o meno nello stesso periodo storico ma lasciamo la Russia per tornare nel Bel Paese, e in particolare a Novara. Qui seguiamo le vicissitudini della giovane Denza, graziosa e pudica quindicenne, che inizia suo malgrado una serie di schermaglie amorose con un ricco ma tutt'altro che grazioso rampollo della città. Romanzo che definirei piuttosto amaro, anche se non privo dell'ironia che contraddistingue la Marchesa Colombi (nome d'arte di Maria Antonietta Torriani), era molto amato da Natalia Ginzburg, che ha scritto la bella prefazione dell'edizione che ho letto io.


7) Il lupo della steppa, di Hermann Hesse: 6,5/10

"Narciso e Boccadoro" è uno dei miei libri preferiti, ma devo dire che nessun altro libro di Hermann Hesse che ho letto è riuscito anche solo lontanamente ad avvicinarsi a quella perfezione. Questo vale anche per Il lupo della steppa, breve romanzo che ha per protagonista un intellettuale disilluso che sente vivere dentro di sé la doppia natura umana e ferina, e fatica ad adattarsi ai dettami della società nonostante l'aiuto di una giovane donna. Contiene passi a dir poco illuminanti che credo mi porterò dentro, ma manca di una trama realmente appassionante e questa è una pecca, per quanto minuscola.

8) Morte di un commesso viaggiatore, di Henry Miller: 6/10

Sto cominciando a esplorare il vastissimo mondo delle opere teatrali, e sono stata incuriosita da questo titolo bizzarro. Non saprei definire quest'opera...una commedia, una tragedia, una tragicommedia? Non fa ridere ma neanche piangere, la storia di questo commesso viaggiatore e dei suoi due figli: piuttosto suscita amarezza mista a tenerezza vedere le sue speranze disilluse e gli errori commessi. Mi chiedo se l'avrei apprezzata di più a teatro...infatti se la lettura di Shakespeare, che ha una certa linearità, risulta comunque un'esperienza letteraria appagante a prescindere dalla rappresentazione teatrale, opere come questa-che spaziano tra passato e presente e godono della suggestione delle luci, delle musiche ecc..- sicuramente traggono maggiore giovamento dall'impatto visivo che hanno sullo spettatore. 

9) Company Parade, di Margaret Storm Jameson: 5/10

Probabilmente la delusione del bimestre! Non che sia un brutto romanzo, eh, altrimenti non lo avrei neanche finito (se qui non mi vedete mai fare recensioni negative è perché, semplicemente, non ho la costanza di arrivare in fondo a un libro che non apprezzo, e non posso recensire ciò che non ho letto integralmente), però mi aspettavo molto di più. La storia all'inizio pare incentrata su Harvey, giovane madre che per mantenere il figlio e il marito ex soldato che fatica a reinserirsi nella società dopo la Prima Guerra Mondiale, va a lavorare in un'agenzia pubblicitaria, dove tuttavia riscuote scarso successo. Ma poi intorno a lei ruotano una molteplicità di personaggi di cui, chissà perché, ho faticato a seguire le vicende, che raccontano tutte in qualche modo le difficoltà del primo dopoguerra e del ritorno alla normalità in Inghilterra. Un mosaico non privo di bei momenti ma poco omogeneo, non credo leggerò gli altri libri della serie (che sono pure un bel po' 11 o 13 se non erro!).

Re e Lear e Macbeth: 


Queste due meravigliose tragedie di Shakespeare sono fuori classifica sia perché sono incommensurabilmente al di sopra di tutto il resto, sia perché sono riletture. Tra le tragedie del Bardo continuo a preferire Amleto, ma devo dire che la rilettura ha giovato a queste due e in particolare a Macbeth, dotato di forza visionaria e ambientazione incantevole (le mie amate Highlands scozzesi <3 )






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